14 giugno 2012
Chi fa da sé fa per tre – L’unione fa la forza

di Francesco Liberati

Vorrei innanzitutto rivolgere un saluto ai lettori di questo sito. Al di là di quelle che sono le notizie generali sulla mia vita e le mie attività, vorrei utilizzare questo spazio per condividere una serie di riflessioni e di domande che mi interessano, e penso possano interessare anche altri. Questa settimana inizierò un mio piccolo studio che vuole mettere a confronto la cosiddetta sapienza popolare e il cosiddetto pensiero scientifico, nella fattispecie quello psicologico. Hanno ragione i proverbi? Esprimono una vera saggezza? Cioè fino a che punto i modi di dire sono casuali espressioni di qualcuno che si alza al mattino e dice la prima stupidaggine che gli viene in mente e che poi diventa famosa per un concomitare di circostanze favorevoli? O forse i proverbi diventano famosi proprio perché nascondono una verità che tutti in fondo in fondo riconoscono e che pertanto continuano a citare? Ne prendo oggi in considerazione due, l’uno opposto all’altro, e sarà interessante andare a vedere i riscontri scientifici di questa contraddittorietà: Chi fa da sé fa per tre e L’unione fa la forza. La questione che viene fuori, è dunque: il gruppo migliora la produttività rispetto all’azione individuale? In caso affermativo, di quanto la migliora? la potenzia in misura fedele alla somma dei suoi membri? Oppure di meno? O addirittura di più?
Il primo a porsi scientificamente una questione del genere fu l’ingegnere agricolo Maximilian Ringelmann, che studiò sperimentalmente, nel 1880, l’efficienza, singola e globale, di un gruppo di soggetti nello spingere un carretto. Concluse infine che l’individuo, lavorando in gruppo, sviluppa una minore efficienza rispetto a quella che riesce ad esprimere da solo, attribuendo questo fenomeno alla deresponsabilizzazione che il lavoro collettivo può implicare (Tanto ci sono anche gli altri che spingono…). Questa perdita di efficienza del lavoro collettivo, che consentirebbe di sviluppare sempre capacità minori di quanto ci si aspetterebbe dalla somma delle capacità dei membri del gruppo operante, fu studiata da molti altri psicologi sociali dopo Ringelmann. Ad una conclusione molto ben documentata è pervenuto alfine un gruppo di ricercatori guidato dagli psicologi sociali Bibb Latanè, K. Williams & S. Harkins che, nel 1979, hanno espresso la cosiddetta Social Loafing, o Teoria dell’Inerzia Sociale. Qui gli Autori hanno confermato che gli individui in gruppo performano di meno che da soli, rimarcando inoltre che le cose tendono a peggiorare quando, per di più, essi non si riconoscono nel gruppo di lavoro, sono scarsamente motivati e quindi non si sognano neanche di dare il meglio di sé.
Parallelamente a questa linea di pensiero, però, si è sviluppata anche quella opposta. Tutto cominciò nel 1897, con lo psicologo ricercatore Norman Triplett, uno dei pionieri della Psicologia Sociale. Egli riprese la questione mediante un gran numero di osservazioni sperimentali, giungendo alla conclusione che lavorare in gruppo non abbassa necessariamente l’efficienza del singolo e che, ad esempio, dei bambini in età scolare esprimevano maggiori capacità quando portavano avanti alcuni lavori di tipo manuale assieme agli altri. Triplett chiamò questo effetto fenomeno di facilitazione sociale e lo ritenne probabilmente causato dall’accentuarsi della competitività e dal desiderio dei partecipanti di far bella figura di fronte agli altri. Quest’idea fu variamente ripresa nel corso dei decenni successivi fino ad arrivare ai ricercatori Steven J. Karau & Kipling D. Williams che, in un lavoro sperimentale del 1993, dimostrarono come in molti casi non si possa parlare di social loafing, bensì di social labouring: il lavorare insieme, in questi casi, migliora effettivamente le prestazioni che gli individui sono in grado di esprimere da singoli. Il risultato è, pertanto, che il lavoro di gruppo produce di più della semplice somma di quanto i suoi componenti sono in grado di produrre. Grazie anche a tutta una serie di altri contributi sperimentali che si sono successi negli anni immediatamente seguenti, si è potuto constatare che ciò accade quando intervengono dei fattori che coinvolgono l’atmosfera emotiva generale del gruppo: quando, ad esempio il compito da eseguire è complesso ed allo stesso tempo molto coinvolgente; oppure quando il gruppo è molto coeso sotto il profilo dell’identità sociale, per cui i membri hanno sviluppato un forte senso di appartenenza; o, infine, quando l’ambiente culturale che gli fa da sfondo è di tipo prevalentemente collettivistico.
In conclusione, pertanto, il fatto che la sapienza popolare abbia prodotto i due proverbi chi fa da sé fa per tre e l’unione fa la forza, tra loro in contraddizione, ricalca abbastanza fedelmente quando rilevato sinora dalla scienza psicologica sperimentale: lavorare da soli permette, in linea di massima, una maggiore concentrazione e produttività degli individui ma, quando essi sono affiatati, motivati e coinvolti, riescono a produrre in gruppo molto di più di quanto si ci aspetterebbe sommando le loro performances individuali.

 

What is the best way to get fashion coupons
hollister sale How Technology Has Changed the Styles of Clothing

the winter form jewelry
burberry schalFashionable 2nd Anniversary of Miami Fashion Spotlight
Buying a replica handbag instead of an original designer brand
woolrich quoka how to put on ballroom tibia insulated apparel

Buying a replica handbag instead of an original designer brand
woolrich unisex parka how to put on ballroom tibia insulated apparel
Get the information about Invicta and Timex Watches before buy watches
christian louboutin outlet There are some horsemen here to see you

Difference between Indian Chinese Manufacturers
coach outlet which cuts down on chafing

Tiger Electric Mochi Maker Reviews
Dresslink which allows articles to be Editorial decisions belong with them

W Hotels Celebrate Fashion Week
laser pointer Use a belt to nip in your waistline

If You Do Not Know About Fashion Jewelry Etiquette
sac longchamp the tie is ugly

Custom Trucker Hats For The Trendy
Burberry Pas Cher Burberry Soldes various types of batik dress in indonesia

TDI technology makes a statement in D
Isabel Marant Sneakers Have you asked a child psychologist

Red Carpet Fashion of Petite Celebrities
Isabel Marant Sneakers Miss Selfridge got its name when Charles Clore

Scritto da: admin il



Lascia un Commento


Modatrading international s.r.l. P.IVA 00421360447 - info@cocalosclub.it        Web:Adami Design