12 febbraio 2010
E’ finito il tempo del “fai da te”

1L’uomo ha da sempre provveduto da sè al proprio luogo dell’abitare ed è quindi quasi normale che i professionisti del settore siano interpellati solo per i limiti imposti dalle normative e nei “casi disperati”: problemi impegnativi, disaccordo tra le parti o mancanza di tempo. Ed è giusto così, la casa ci deve appartenere e con tutti i sensi. Far da sè la propria casa non è un’invenzione dell’IKEA, questa ha solo sfruttato e stimolato una tendenza che c’è fin dai tempi in cui l’uomo abitava le caverne.
Ripeto, è giusto così, ognuno deve poter decidere l’esperienza che vuole vivere nel proprio habitat.
Diversa è la cosa quando si pensa di utilizzare lo stesso approccio per l’attività imprenditoriale, e mi riferisco principalmente al settore dell’ospitalità. Il rischio più frequente del “far da sé” in questo ambito è quello di mettere a fondamento del progetto esigenze di ordine diverso da quelle proprie dell’accoglienza.
Il budget, il proprio gusto, o il desiderio di esprimere la propria creatività sono tutti aspetti di cui si può e si deve tenere conto, mixati però in un processo di sviluppo ordinato di cui può occuparsi solo chi si trova alla giusta distanza di messa a fuoco e goda di un punto di vista privilegiato. Accade con una certa frequenza che questa figura sia individuata nell’azienda che andrà ad eseguire questa o quella opera, ma si sa o almeno si dovrebbe sapere che la naturalezza con cui quella risolve le cose è solo determinata dal suo orientamento produttivo, ovvero da ciò che è nelle sue possibilità e convenienze fare.
E’ così che capita di trovarsi in ambienti dove, ci sono apparati decorativi importanti e spesso costosi, ma di scarso confort, o altri in cui gli arredi anonimi e simili a tanti, sono distribuiti nello spazio così come si fa con le carte su un tavolo da gioco, o ancora altri dove la luce sembra quella della stanza degli interrogatori alla stazione di polizia. Soggiornando in queste stanze cosa colpirà: il bel colore del rivestimento del bagno o la mancanza di spazio dove appoggiare il beauty case? sarà il grande spazio a disposizione o la sua anonima e casuale occupazione? o la fastidiosa disarmonia dell’illuminazione?
La persona che viaggia, per affari o per turismo, con la famiglia o sola, non cerca più solo una stanza dove riposare. Che sia per una notte o per più giorni, cerca una nuova esperienza da vivere, non un bivacco dove sostare.
Oggi, con la rete, è quasi impossibile per un viaggiatore trovarsi di fronte a situazioni inaspetatte o sgradite, tutto è verificabile, i rischi quantomeno sono valutabili ed è possibile lasciare un feedback per quelli che verranno dopo. 
Un buon soggiorno non lascia il cliente solo soddisfatto, lo fidelizza e ne fa strumento di promozione, perché vorrà far conoscere a tutti le qualità di quel posto e l’esperienza vissuta, come pure vorrà evitare ad altri di viverla se spiacevole.

 

Autore: Antonio Catasta

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