Slow food o artigianato?
Una sera come tante, una gruppo di cari amici un’ amatriciana ed un bottiglia di vino che … non avevano sapore.
Da ciò nasce un piccolo dibattito che mi ha fatto riflettere molto, c’era chi diceva che quelle pietanze seppur insapori andavano benissimo,e chi come me avrebbe preferito che avessero un sapore più deciso.
Del sugo c’era solo il colore, i pomodori erano venuti su non rispettando i ritmi biologici ed i processi di fermentazione del vino sicuramente accelerati.
Ho rapportato tutto al mio settore quello dell’abbigliamento,gli abiti ormai sono come i pomodori!!
Produrre,produrre,produrre, questa è la parola d’ ordine!! Per molti non importa più il “come” produrre, ma bensì il “quanto”!
Comprare un capo con pochi spiccioli non è un vero affare come molti credono, sia per la durata che per la qualità. Spesso questi prodotti, realizzati con derivati del petrolio sono tinti con sostanze altamente tossiche, causa di frequenti allergie cutanee.
Nulla contro le merci di importazione, anzi adoro questo mescolarsi di culture e colori nel guardaroba, ma non tollero tutti questi prodotti, frutto di sfruttamenti ed inquinamento.
Si sta facendo molto per l’ecosostenibile in tutti i settori, ed in questo grigiore della crisi economica è meraviglioso assistere a questo ritorno delle cose sane, molto bella la tendenza partita da Manhattan che si sta’ diffondendo rapidamente, quella di creare piccoli orti individuali su tetti e balconi. Anche la moda sta contribuendo alla slvaguardia del pianeta con progetti che uniscono vintage, piccola sartoria e riciclaggio.
Diciamoci la verità non è piacevole avvolgerci nella plastica, quando potremmo vestirci di seta o lana;
sarebbe come preferire il fastfood all’agriturismo!!
Voi cosa ne pensate??
Autore: Sabrina Bruni
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